La riforma del titolo V della Costituzione: corsi e ricorsi storici dell’antimeridionalismo

di Gerardo Lisco

Massimo Troisi in una delle sue piece teatrali ha detto che il Mezzogiorno viene chiamato in questo modo perché a qualunque ora è sempre mezzogiorno per mettere tavola e mangiare.Come scrisse nel suo meraviglioso saggio storico–politico Guido Dorso, meridionalista, antifascista e azionista, dal titolo “La rivoluzione meridionale” pubblicato nel 1925 dalla Piero Gobetti Editori, l’unità d’Italia è stata “conquista regia”. Cioè l’esercito Sabaudo ha conquistato e annesso un altro stato, il Regno delle Due Sicilie appunto. A partire dall’unità d’Italia il rapporto tra nord e sud è stato sempre caratterizzato da una subordinazione del Mezzogiorno agli interessi del Nord. Non sto a qui a citare la vasta storiografia in merito. Storiografia enorme, arricchitasi negli ultimi anni con il recupero storico dei Borboni in contrapposizione alle rivendicazioni federaliste e autonomiste della Padania. (...continua)

Una Regione forte in un SUD con i numeri giusti

di Giovanni Casaletto

Dopo l’inizio di dibattito in Consiglio Regionale e la relazione del Presidente Lacorazza (link), vogliamo sollecitare ulteriori spunti e quesiti.Come la crisi odierna del regionalismo può diventare rinascita di un concertato sviluppo per l’intero Mezzogiorno e, a partire da esso,  per l’intero Paese? Non è pensabile immaginare la crisi odierna soltanto come riflesso estremo di qualche sciattone che ha maldestramente maneggiato denaro pubblico. Non è concepibile senza una chiave di lettura del “divario” e di ciò che porta con sé. Senza comprendere la natura dei centri di potere all’interno dei quali il Mezzogiorno e le Regioni hanno dovuto muoversi. Cavour diceva che “armonizzare il Mezzogiorno con il Settentrione d’Italia è impresa più difficile che avere a che fare con l’Austria e la Chiesa”. (...continua)

L’oro nero? L’immigrazione

di Giuseppe Melillo

Chiunque abbia visto dei film western o abbia letto qualche fumetto di Tex o Zagor avrà ben presente quelle immagini di  paesi  quasi deserti, i cui abitanti spiavano al riparo di qualche finestra. E tutt’intorno polvere, vento e silenzio. 

Si può immaginare così un paese polvere? Questa suggestione evoca  il rischio concreto di una regione che è a  repentaglio polverizzazione. Il rischio che interi paesi siano destinati all’abbandono è forte, così come il conseguente vuoto culturale che si creerebbe con l’interruzione generazionale dei saperi e delle tradizioni  legate al territorio e da cui si creano. La polverizzazione non è un fenomeno nuovo di discussione, anche in anni passati si è molto discusso sul tema e sui conseguenti  rischi ed effetti. Qualche sociologo illustresulle pagine di un sito di una nota compagnia petroliferaauspicava che in fondo l’effetto petrolio poteva essere una panacea per quei territori soggetti a spopolamento e polverizzazione. (...continua)

Le ricette del risparmio

di Alba Gallo

“Il pane e frittata di mia madre non si batte. Se al pezzo di pane e frittata ci levi mia madre, rimane un banale panino con la frittata, ma se a mia madre levi il pezzo di pane e frittata, resta..mia madre..”. Breve, concisa, ballabile, jazzata: ecco presentata allo spettatore, tanto di Canincattì quanto di Bressanone, la tavola periodica dell’orgoglio lucano. Poche e semplici pennellate, quelle di cui si serve Papaleo in “Basilicata coast to coast”, impregnate d’olio, sì, quello d’oliva, magari, il cui solo suono riporta alle nostre radici. È nostro, è propriamente meridionale, terrone, è un orgoglio che si fregia del riconoscimento di “origine protetta”. Lo stesso orgoglio che impone di salvaguardare la frittata, di pensare al pane e pomodoro (ammesso anche nella variante “frisella”), alla “ciambotta”, a concetti che non si possono spiegare! Non puoi parlarne, sfogliando il dizionario, non con una tavola illustrata. (...continua)

Struttura demografica della popolazione lucana: I risultati del 15° censimento della popolazione

di Antonella Nota

Popolazione residente Il quadro che emerge dai dati pubblicati ufficialmente riferiti alla struttura demografica della popolazione lucana, pari a 578.036 abitanti, fotografata dal 15° Censimento Generale della Popolazione alla data del 9 ottobre 2011 mostra un decremento demografico del 3,3% rispetto al 2001 (597.768 unità) a fronte di un incremento medio nazionale del 4,28%. La popolazione nazionale, infatti, è aumentata passando da 56.995.744 a 59.433.744 unità. Tale crescita è attribuibile esclusivamente alla componente straniera. La storia demografica della regione è caratterizzata da un andamento non lineare con l’alternanza tra fasi di crescita e di declino. Al primo Censimento dell’Italia Unita svoltosi nel 1861 la popolazione in Basilicata ammontava a 509.000 mila unità. (...continua)


 

Agenda C
Archivio C
Blog C
Contatti C
Eventi C
Mostre C
Stud Semin C
Fondazione C
itenfrdeptrues

5x1000 fondazionefuturo

© 2020 BasilicataFuturo - credits: 4bla.it