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ANGELO MASI. IL RUOLO DELLE ATTIVITÀ DI STUDIO E RICERCA NELLA FONDAZIONE BASILICATAFUTURO
Alcuni giorni fa è stata pubblicata un’indagine sul rapporto tra scienza, tecnologia e opinione pubblica in Italia. I risultati mostrano che gli italiani hanno grande fiducia nella scienza, ma chiedono un maggior coinvolgimento.
Da ricercatore questo risultato mi fa molto piacere, ad essere sincero quasi non me lo aspettavo, e credo che se da un lato si evidenzia una confortante consapevolezza nei cittadini, contemporaneamente emergono forti aspettative che non devono essere deluse.
In particolare, oltre l’80% degli italiani considera scienza e ricerca fattori imprescindibili per il benessere e lo sviluppo economico: senza investimenti in ricerca l’Italia è destinata al declino.
La ricerca scientifica è considerata una priorità in materia di investimenti pubblici per un italiano su sei, dopo assistenza sanitaria, istruzione e lotta alla criminalità, ma nettamente davanti a trasporti e viabilità.
Al tempo stesso un numero non trascurabile di italiani critica sia la permeabilità della ricerca nei confronti degli interessi economici, sia la poca trasparenza delle procedure di reclutamento. Ancor più diffusa è la sensazione che la ricerca italiana sia penalizzata da un eccessivo condizionamento della politica.
E qui veniamo al nodo del legame tra politica e mondo delle competenze.
C’è distanza tra questi due mondi, spesso c’è una mancanza di sintonia e di reciproco riconoscimento, a volte un modo poco sano di collaborare. Si pensi ad esempio a quello che sta accadendo per la vicenda dei rifiuti in Campania.
Qui alcune domande sono ineludibili.
Quanto pesa tutto ciò nel determinare le condizioni attuali dell’Italia e della nostra regione in particolare ?
Quali sono le criticità nel comportamento di chi occupa le due posizioni ?
Cosa si può fare per recuperare questo gap ?
Più in generale: come nasce un progetto politico ?
Come si forma e come si dovrebbe formare una decisione politica ?
In particolare, venendo al tema specifico del mio intervento, quale ruolo possono avere e quale contributo possono fornire le attività di studio e ricerca promosse da una Fondazione di cultura politica ?
In termini generali io credo che il contributo che la ricerca può e deve fornire, oltre che di merito, sia soprattutto di metodo.
Favorire un metodo di lavoro tematico, ossia specialistico, ma al tempo stesso interattivo, ossia multidisciplinare.
Il ruolo che i tecnici ed i ricercatori hanno è essenzialmente quello di analizzare i problemi e fornire delle soluzioni. L’analisi riguarda problematiche, anche complesse, ma esaminate singolarmente, e le soluzioni tecniche non sono chiamate in genere a misurarsi con un quadro articolato di compatibilità di tipo economico, sociale, ecc. Al contrario, la politica non può sottrarsi alla verifica di tali compatibilità, ed è chiamata ad operare una difficile sintesi tra le diverse esigenze e richieste sul campo.
Ancora, favorire un metodo che porti ad affrontare le questioni con un approccio lucido, aperto, rigoroso.
Ne debbono derivare contributi diretti che possano tradursi in proposte e decisioni concrete ma, soprattutto, immagino una ricaduta più generale per la politica e la società. Ossia contribuire a creare condizioni di contesto, come dire ambientali, che evidenzino come anomale e dunque rendano più difficili scelte e pratiche negative da qualunque parte provengano. Se posso fare un banale esempio: in una città pulita quasi nessuno getta una carta per terra, al contrario di quanto molti fanno trovandosi in una strada già sporca.
In Germania, il Ministero della Pubblica Istruzione e della Ricerca, alcuni anni fa ha lanciato un vasto programma di ricerca, ancora in corso, denominato Knowledge for decision-making processes.
Nella consapevolezza che il supporto scientifico, oltre che la condivisione dei cittadini, sia di sempre maggiore importanza nei processi di decisione politica, il programma ha l’obiettivo principale di individuare metodi e strumenti attraverso i quali conoscenza, competenze, partecipazione dei cittadini, possano contribuire alla definizione di politiche pubbliche. Di particolare interesse e criticità del lavoro è come la politica possa gestire il disaccordo che a volte si registra tra gli esperti su questioni sensibili come quelle legate all’ambiente, alla salute, all’energia.
In questo contesto quale può essere il ruolo della Fondazione BasilicataFuturo (FBF) ?
Appare chiaro che la FBF non farà ricerca, almeno in una prima fase, ma cercherà di assumere un ruolo di collegamento per contribuire a dare una lettura politica delle attività di ricerca.
E’ utile guardare ad altre esperienze in questo settore in Italia e nel mondo.
Il Paese nel quale le fondazioni operano da più tempo ed in maniera più incisiva sono gli Stati Uniti, dove costituiscono un luogo privilegiato di elaborazione di nuove strategie politiche con particolare riguardo alle problematiche dello sviluppo, della sicurezza, degli equilibri geopolitici e della salvaguardia del pianeta.
Esempi particolarmente significativi sono la Brookings Institution fondata nel 1927 con l’obiettivo di promuovere e condurre ricerche nei campi dell’economia, della governance e delle scienze politiche e sociali, e la Heritage Foundation fondata nel 1973. Quest’ultima ha attualmente uno staff di circa 200 persone ed un budget annuale di 36 milioni di dollari, ed è considerata il più autorevole istituto di ricerca conservatore di politiche pubbliche al mondo. Fornì un contributo determinante all’affermarsi della politica neo-con dell’era Reagan.
In Europa, di grande rilevo è la fondazione Adenauer, il principale think tank del partito cristiano democratico tedesco, che esiste dal 1964 e che attualmente gestisce 16 centri di formazione e ha uffici in 120 diversi Paesi.
Si tratta in tutti i casi citati di strutture che oltre a promuovere sono anche in grado di svolgere in modo autonomo attività di ricerca nei settori di interesse.
Anche in Italia, accanto ai tradizionali centri di ricerca forti di specializzazioni anche decennali, sono nate istituzioni che si pongono esplicitamente l'obiettivo di contribuire all'innovazione delle diverse culture politiche attraverso il dialogo con il mondo della ricerca e la partecipazione di competenze esterne alla politica. In genere non si tratta di strutture in grado di svolgere attività di ricerca in modo autonomo, come accade ad esempio per le fondazioni ItalianiEuropei e FareFuturo.
ItalianiEuropei è una Fondazione di cultura politica nata nel 1998 su iniziativa di un gruppo di personalità del riformismo italiano per contribuire alla europeizzazione e alla selezione delle nuove classi dirigenti nel campo della politica, dell’impresa, dell’amministrazione pubblica e della cultura.
Sull’altro versante politico si colloca la Fondazione FareFuturo, nata nel 2007, che si pone l'obiettivo di promuovere la cultura delle libertà e dei valori dell'Occidente e far emergere una nuova classe dirigente adeguata a governare le sfide della modernità e della globalizzazione.
In queste strutture una grande attenzione è rivolta ai temi di politica estera.
La FBF è una fondazione a scala regionale, pertanto ambisce a svolgere un ruolo differente sia nella scelta dei temi che nella loro dimensione geografica.
L’obiettivo di fondo è però sostanzialmente lo stesso, ossia far dialogare ricerca e politica, sapere e responsabilità pubblica, favorire il collegamento tra il mondo delle competenze ed i luoghi della decisione politica, nonché della sua successiva attuazione e valutazione.
Ciò avverrà promuovendo forum e gruppi di lavoro animati da cittadini, competenze, personalità del mondo della ricerca, della politica e delle istituzioni.
Si pensa di articolare l’attività di studio e ricerca in macroaree tematiche, all’interno delle quali attivare laboratori dedicati ad aspetti più specifici. Al fine di favorire l’interazione e la multidisciplinarietà si prevede di strutturarsi in quattro grandi aree tematiche:
• Governance
• Cittadinanza
• Economia e Territorio
• Innovazione
I risultati di tale attività verranno portati all’esterno, oltre che per il tramite del sito Web e della rivista di cui si parlerà in altri interventi, anche attraverso l’ideazione e l’organizzazione di convegni e tavole rotonde.
Avviandomi a concludere, c’è un tema specifico che mi sta particolarmente a cuore sul quale vorrei spendere alcune parole.
Nell’era di Internet vi sono nuove e straordinarie opportunità. Il WEB connette e consente un agevole accesso a fonti di conoscenza ampie, diffuse, articolate, ma c’è il rischio che prevalga una overdose di informazioni e dati, dunque si vada verso una società “diluita” in cui non vi sia spazio/tempo per l’analisi accurata e l’approfondimento.
La fondazione intende lavorare per evitare il pericolo del prevalere di un “pensiero diluito”, cui opporre un “pensiero concentrato” che prediliga l’approfondimento come strumento di elaborazione: il tempo è importante ma, se da un lato bisogna fare di tutto per ridurre i tempi delle decisioni ed ancor più della loro attuazione, tutto ciò non deve avvenire a discapito dell’approfondimento.
Infine la partecipazione.
È fondamentale che la partecipazione ai gruppi di lavoro sia ampia ed attiva.
La sala che vedo gremita oggi mi induce ad essere ottimista, e spero che tale adesione si confermi e si consolidi nei momenti in cui i gruppi di lavoro dovranno operare. Naturalmente è importante che coloro i quali avranno ruoli di responsabilità nella fondazione si impegnino a dare un senso a tale partecipazione che, non mi stancherò mai di sottolinearlo, è uno strumento e non un fine della democrazia. A tale riguardo c’è un problema di capacità tecnica di portare ad una sintesi efficace e rappresentativa i contributi ed il dibattito che verranno svolti, ma c’è anche un problema di capacità e volontà politica di tenerne conto nei modi e nelle occasioni possibili. Vedremo cosa accadrà.
Il sapere che è nella testa delle persone che vivono in un Paese è la maggior risorsa che esso ha a disposizione per il proprio progresso. Lavorare perché tale sapere possa essere messo più efficacemente a disposizione per favorire politiche innovative e riformatrici è nella “ragione sociale” della Fondazione Basilicata Futuro.
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